
192. A tutti gli uomini di buona volont spetta un compito
immenso.

Da: Giovanni ventitreesimo, Pacem in terris, Edizioni Paoline,
Roma, 1965.

L'enciclica Pacem in terris, pubblicata l'11 aprile del 1963,
rappresenta uno dei momenti pi alti del magistero di Giovanni
ventitreesimo, che, eletto quando aveva 77 anni e dopo il lungo
pontificato di Pio dodicesimo, avrebbe dovuto essere un papa di
transizione, e che, invece, assunse iniziative che impressero un
profondo rinnovamento nella vita della Chiesa cattolica.
Affrontando con realismo e con decisione le questioni dei diritti
umani, dei rapporti fra le nazioni, della pace e del disarmo, in
un momento storico contrassegnato dalla speranza nella distensione
internazionale, l'enciclica papale ebbe una vastissima risonanza.
Di essa riportiamo alcuni dei passi pi significativi sulle
relazioni internazionali; esse, afferma il pontefice, devono
essere regolate secondo verit e giustizia, ogni forma di razzismo
deve essere rimossa; la corsa agli armamenti deve cessare e si
deve perseguire una pace non pi fondata sull'equilibrio del
terrore, ma soltanto sulla vicendevole fiducia; i paesi ricchi
devono aiutare quelli in via di sviluppo senza alcun proposito di
dominio politico.


Nella verit- 49. I rapporti fra le comunit politiche vanno
regolati nella verit. La quale esige anzitutto che da quei
rapporti venga eliminata ogni traccia di razzismo; e venga quindi
riconosciuto il principio che tutte le comunit politiche sono
eguali per dignit di natura; per cui ognuna di esse ha il diritto
all'esistenza, al proprio sviluppo, ai mezzi idonei per attuarlo,
ad essere la prima responsabile nell'attuazione del medesimo; e ha
pure il diritto alla buona reputazione e ai dovuti onori.
Fra gli esseri umani molto spesso sussistono differenze anche
spiccate nel sapere, nella virt, nelle capacit inventive, nel
possesso di beni materiali. Ma ci non pu mai giustificare il
proposito di far pesare la propria superiorit sugli altri;
piuttosto costituisce una sorgente di maggiore responsabilit
nell'apporto che ognuno e tutti devono addurre alla vicendevole
elevazione.
Cos le comunit politiche possono differire tra loro nel grado di
cultura e di civilt o di sviluppo economico; per ci non pu mai
giustificare il fatto che le une facciano valere ingiustamente la
loro superiorit sulle altre; piuttosto pu costituire un motivo
perch si sentano pi impegnate nell'opera per la comune ascesa.
50. Non ci sono esseri umani superiori per natura ed esseri umani
inferiori per natura; ma tutti gli esseri umani sono uguali per
dignit naturale. Di conseguenza non ci sono neppure comunit
politiche superiori per natura e comunit politiche inferiori per
natura: tutte le comunit politiche sono uguali per dignit
naturale, essendo esse dei corpi le cui membra sono gli stessi
esseri umani. N va quindi dimenticato che i popoli, a ragione,
sono sensibilissimi in materia di dignit e di onore.
Inoltre la verit esige che nelle molteplici iniziative rese
possibili dai progressi moderni nei mezzi espressivi - iniziative
attraverso le quali si diffonde la mutua conoscenza fra i popoli -
ci si ispiri a serena obiettivit: il che non esclude che sia
legittima nei popoli una preferenza di far conoscere gli aspetti
positivi della loro vita. Vanno per respinti i metodi di
informazione con i quali, venendo meno alla verit, si lede
ingiustamente la reputazione di questo o di quel popolo.
Secondo giustizia - 51. I rapporti fra le comunit politiche vanno
inoltre regolati secondo giustizia: il che comporta, oltre che il
riconoscimento dei vicendevoli diritti, l'adempimento dei
rispettivi doveri. Le comunit politiche hanno il diritto
all'esistenza, al proprio sviluppo, ai mezzi idonei per attuarlo:
ad essere le prime artefici nell'attuazione del medesimo; ed hanno
pure il diritto alla buona reputazione e ai debiti onori: di
conseguenza e simultaneamente le stesse comunit politiche hanno
pure il dovere di rispettare ognuno di quei diritti; e di evitare
quindi le azioni che ne costituiscono una violazione. Come nei
rapporti tra i singoli esseri umani, agli uni non  lecito
perseguire i propri interessi a danno degli altri, cos nei
rapporti fra le comunit politiche, alle une non  lecito
sviluppare se stesse comprimendo od opprimendo le altre. Cade qui
opportuno il detto di sant'Agostino: Abbandonata la giustizia, a
che si riducono i regni se non a grandi latrocini?.
Certo, anche tra le comunit politiche possono sorgere e di fatto
sorgono contrasti di interessi; per i contrasti vanno superati e
le rispettive controversie risolte, non con il ricorso alla forza,
con la frode o con l'inganno, ma, come si addice agli esseri
umani, con la reciproca comprensione, attraverso valutazioni
serenamente obiettive e l'equa composizione.
[...].
Disarmo - 59. Ci  pure doloroso constatare come nelle comunit
politiche economicamente pi sviluppate si siano creati e si
continuino a creare armamenti giganteschi; come a tale scopo venga
assorbita una percentuale altissima di energie spirituali e di
risorse economiche; gli stessi cittadini di quelle comunit
politiche siano sottoposti a sacrifici non lievi; mentre altre
comunit politiche vengono, di conseguenza, private di
collaborazioni indispensabili al loro sviluppo economico e al loro
progresso sociale.
Gli armamenti, come  noto, si sogliono giustificare adducendo il
motivo che se una pace oggi  possibile, non pu essere che la
pace fondata sull'equilibrio delle forze. Quindi se una comunit
politica si arma, le altre comunit politiche devono tenere il
passo ed armarsi esse pure. E se una comunit politica produce
armi atomiche, le altre devono pure produrre armi atomiche di
potenza distruttiva pari.
60. In conseguenza gli esseri umani vivono sotto l'incubo di un
uragano che potrebbe scatenarsi ad ogni istante con una
travolgenza inimmaginabile. Giacch le armi ci sono, e se 
difficile persuadersi che vi siano persone capaci di assumersi la
responsabilit delle distruzioni e dei dolori che una guerra
causerebbe, non  escluso che un fatto imprevedibile ed
incontrollabile possa far scoccare la scintilla che metta in moto
l'apparato bellico. Inoltre va pure tenuto presente che se anche
una guerra a fondo, grazie all'efficacia deterrente delle stesse
armi, non avr luogo,  giustificato il timore che il fatto della
sola continuazione degli esperimenti nucleari a scopi bellici
possa avere conseguenze fatali per la vita sulla terra.
Per cui giustizia, saggezza ed umanit domandano che venga
arrestata la corsa agli armamenti, si riducano simultaneamente e
reciprocamente gli armamenti gi esistenti; si mettano al bando le
armi nucleari; e si pervenga finalmente al disarmo integrato da
controlli efficaci. Non si deve permettere - proclama Pio
dodicesimo - che la sciagura di una guerra mondiale con le sue
rovine economiche e sociali e le sue aberrazioni e perturbamenti
morali si rovesci per la terza volta sull'umanit.
61. Occorre per riconoscere che l'arresto agli armamenti a scopi
bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la
loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo
non si procedesse ad un disarmo integrale; se cio non si smontano
anche gli spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere, in essi,
la psicosi bellica: il che comporta, a sua volta, che al criterio
della pace che si regge sull'equilibrio degli armamenti, si
sostituisca il principio che la vera pace si pu costruire
soltanto nella vicendevole fiducia. Noi riteniamo che si tratti di
un obiettivo che pu essere conseguito. Giacch esso  reclamato
dalla retta ragione,  desideratissimo, ed  della pi alta
utilit.
62. E' un obiettivo reclamato dalla ragione. E' evidente, o almeno
dovrebbe esserlo per tutti, che i rapporti fra le comunit
politiche, come quelli fra i singoli esseri umani, vanno regolati
non facendo ricorso alla forza delle armi ma nella luce della
ragione; e cio nella verit, nella giustizia, nella solidariet
operante.
E' un obiettivo desideratissimo. Ed invero chi  che non desidera
ardentissimamente che il pericolo della guerra sia eliminato e la
pace sia salvaguardata e consolidata?.
E' un obiettivo della pi alta utilit. Dalla pace tutti traggono
vantaggi: individui, famiglie, popoli, l'intera famiglia umana.
Risuonano ancora oggi severamente ammonitrici le parole di Pio
dodicesimo: Nulla  perduto con la pace. Tutto pu essere perduto
con la guerra.
[...].
L'ascesa delle comunit politiche in fase di sviluppo economico -
65. Una comunanza di origine, di supremo destino lega tutti gli
esseri umani e li chiama a formare un'unica famiglia cristiana.
Per tale ragione nell'enciclica Mater et magistra abbiamo esortato
le comunit politiche economicamente sviluppate a instaurare
rapporti di multiforme cooperazione con le comunit politiche in
via di sviluppo economico.
Possiamo ora constatare con soddisfazione che il nostro appello ha
riscosso una larga favorevole accoglienza; e ci arride la speranza
che ancor pi per l'avvenire esso contribuisca a far s che i
paesi meno provvisti di beni pervengano, nel tempo pi breve
possibile, ad un grado di sviluppo economico che consenta ad ogni
cittadino di vivere in condizioni rispondenti alla propria dignit
di persona.
66. Ma non  mai abbastanza ripetuto che la cooperazione, di cui
si  fatto cenno, va attuata nel pi grande rispetto per la
libert delle comunit politiche in fase di sviluppo. Le quali
comunit  necessario che siano e si sentano le prime responsabili
e le principali artefici nell'attuazione del loro sviluppo
economico e del loro progresso sociale. [...].
Pertanto le comunit politiche economicamente sviluppate, nel
prestare la loro multiforme opera, sono tenute al riconoscimento e
al rispetto dei valori morali e delle peculiarit etniche proprie
delle comunit in fase di sviluppo economico; come pure ad agire
senza propositi di predominio politico; in tal modo portano un
contributo prezioso alla formazione di una comunit mondiale nella
quale tutti i membri siano soggetti consapevoli dei propri doveri
e dei propri diritti, operanti in rapporto di uguaglianza
all'attuazione del bene comune universale.
[...].
Compito immenso - 87. A tutti gli uomini di buona volont spetta
un compito immenso: il compito di ricomporre i rapporti della
convivenza nella verit, nella giustizia, nell'amore, nella
libert: i rapporti della convivenza tra i singoli esseri umani;
fra i cittadini e le rispettive comunit politiche; fra le stesse
comunit politiche; fra individui, famiglie, corpi intermedi e
comunit politiche da una parte e dall'altra la comunit mondiale.
Compito nobilissimo quale  quello di attuare la vera pace
nell'ordine stabilito da Dio.
[...].
Il Principe della pace - 89. Queste nostre parole, che abbiamo
voluto dedicare ai problemi che pi assillano l'umana famiglia,
nel momento presente, e dalla cui equa soluzione dipende
l'ordinato progresso della societ, sono dettate da una profonda
aspirazione, che sappiamo comune a tutti gli uomini di buona
volont: il consolidamento della pace nel mondo.
Come vicario - bench tanto umile ed indegno - di colui che il
profetico annuncio chiama il Principe della pace, abbiamo il
dovere di spendere tutte le nostre energie per il rafforzamento di
questo bene. Ma la pace rimane solo suono di parole, se non 
fondata su quell'ordine che il presente documento ha tracciato con
fiduciosa speranza: ordine fondato sulla verit, costruito secondo
giustizia, vivificato e integrato dalla carit e posto in atto
nella libert.
